Wait, Mr. Postman
âTutto il resto è una balla ma il dolore no. Il dolore dellâinferno, il bruciore di un fiammifero acceso moltiplicato un milione di volte, infinito. Non si scherza mica con lâinfinito, non lo freghi in nessun modo. Il dolore dellâinferno ha due aspetti: quello che puoi toccare con mano e quello che si sente nel cuore, nellâanima, quello spirituale. E si sa bene che il peggiore dei due è quello spiritualeâ.
Quale emozione si prova nello scrivere âtentativo di consegna non riuscitoâ sulla ricevuta lasciata nella cassetta delle lettere, quando invece questo tentativo non è stato mai effettuato? Sublime visione sarebbe quella di correrti dietro con la stecca del biliardo in mano e urlare in quel tuo orecchio madido di secrezione ceruminosa queste vertiginose parole: âWait just a minute Mr. Postman. Wait, Mr. Postman! Please Mr. Postman, look and see, is there a letter in your bag for me?â. E mentre la stecca accarezza i tuoi arti, il costato e la testa brillantinata ripetere ancora, come un mantra: âlook and see, look and see, look and seeâ brutto pezzo di merda! Prendi quel maledetto pacco e suona il citofono, bastardo! E solo dopo aver recitato a moâ di salmo, per te, questa divina terzina di Charles Baudelaire che parla del dolore, allora, solo allora potrei prendere commiato:
âà douleur! à douleur! Le Temps mange la vie,
Et lâobscur Ennemi qui nous ronge le coeur
Du sang que nous perdons croît et se fortifie!â
Esimio Mr. Postman, se ho accolto benignamente la voce afona del sig. Pasquale, presaga di violente crisi esistenziali, pensi che non avrei di buon grado udito anche la tua, stridula, da perverso passivo, da badawiyyÄ«n del deserto giallo fosforescente? Il discrimine, tuttavia, sta tutto nella fermezza del dito: il sig. Pasquale ha indefessamente proteso il suo, lungo e tozzo, in direzione del citofono, mentre tu sei andato via, dileguandoti con i favori del giorno, in mezzo al caos, al suono dei clacson e al vociare dei passanti, con un carico pieno di prodotti Amazon âpronta consegnaâ da recapitare.
Non devi però temere, il tuo dolore non sarà mai più forte di quello di Johnny Boy, perché il tuo è un dolore fisico, mentre il suo è un dolore spirituale.
Il dolore iperbolico, quello che si insinua nelle oscure profondità , negli interstizi più nascosti dellâanima è proprio degli uomini inquieti, dei predatori di serpenti, dei funamboli dellâirrazionale, di chi cammina sospeso sul terrore e sulla follia. Questo non è il tuo dolore, Mr. Postman. Tu non resti sveglio tutta la notte a combattere contro i fantasmi della mente, ad opporti al nemico divisore; non spendi il tuo tempo in difficili e improvvide elucubrazioni, non soffri di insonnia e non ti contorci elemosinando un attimo pieno e intenso di felicità allâAssurdo, âperché il dolore non ha che lacrime e grida, dice Emil Cioran, e il piacere soltanto brividiâ. Tu non sei un uomo libero, un âmookâ, come Johnny Boy, non chiedi denaro in prestito a strozzini e, soprattutto, non la fai in barba ai quei bellimbusti sino a âbruciargliâ in faccia il loro credito:

âAllâinferno ti dico, e tu non uscirai di lì finché non avrai pagato fino allâultimo centesimo!â.
Devi viverla intensamente la vita per sapere se al culmine della sofferenza e della disperazione sarai ancora in grado di scommettere sugli Handicap 1X2, sugli Over 3,5 e i Double Chance. Devi prima sprofondare nellâabisso e farne esperienza, se ne avrai il coraggio, per poi risalire e urlare al mondo che âDio era morto, a monte, ma peròâ¦â. In quaranta metri quadri di un appartamento dai laterizi cadenti della suburra, in compagnia di gechi e blatte, nei quartieri più malfamati, bazzicati da tossici e da puttane, è lì che devi trascorrere la giovinezza prima di fare sfoggio del tuo irresistibile fascino da portalettere col capello glitterato e il Daniel Wellinghton dal cinturino âfierté Lafayetteâ sul polso.
âCâmon! Câmon!â. Prova a dirlo puntando un revolver (non la solita pistoletta laser che spari sul codice a barre dei pacchi postali) in faccia al tuo creditore. Prova a dire âCâmon!â con la consapevolezza e la determinazione di chi sa che nulla ha da perdere e si fa beffe della vita. E se lâesistenza inautentica è una fuga davanti alla morte, come sostiene Heidegger, prova allora ad andarle incontro con la stessa giacchetta di pelle vinaccia, il sorriso beffardo di Johnny Boy e una Smith & Wesson piantata in mezzo agli occhi. Poi apri bene le orecchie, sentirai un jukebox suonare Scapricciatiello di Renato Carosone,
âJettâ âo curtiello nun fá âo smaniuso⦠Lássala, siente a me, ca nun è cosaâ.
âRight!â. Ho omesso però di dire la cosa più importante e vorrei ascoltassi con attenzione quello che sto per comunicarti. La sofferenza spirituale è talmente forte che riduce sensibilmente la percezione del malessere fisico. Essa è capace di anestetizzare gli arti e il corpo di una persona al punto da ignorare le sensazioni di caldo e di freddo, persino gli spasmi atroci delle percosse. Sicché nulla più si avverte allâinfuori del dolore interiore, quel dolore che attira altro dolore, in una sorta di eterno tormento in cui i ricordi nefasti restano affissi nella mente come tanti manifesti funebri. Lâarguzia e lâefficacia del linguaggio di Cioran ne rafforzano il significato:
âSe i dolori non si dimenticano è perché occupano a dismisura la coscienza. Ecco perché gli esseri che hanno molto da dimenticare sono coloro che hanno molto sofferto. Solo la gente normale non ha da dimenticare nulla. [â¦] Parlare del cammino della sofferenza come di quello dellâamore significa non conoscere niente della sua essenza satanica. I gradini della sofferenza non salgono, scendono. Non conducono al cielo, ma allâinfernoâ.
Voglio infine darti un ultimo avvertimento. Sappi che il dolore spirituale è simile a un narcotico, può provocare dipendenza e trascinare la vittima in un vortice dal quale è impossibile fare ritorno. Questa è la vera âalgebra del bisognoâ, lâ âequazione cellulareâ di cui parlava Burroughs. Perciò attento a non farne mai abuso, al contrario, sii sempre pronto a reagire e lottare con tutte le tue forze per restare aggrappato al suolo e risalire la china anche nelle situazioni più avverse. La vita, del resto, è un continuo, perenne tentativo di risalita dal baratro in cui siamo precipitati.
Adesso che sei stato edotto, iniziato ai misteri della sofferenza, puoi sorprendermi con un numero da applausi. Prova a dar libero sfogo al comédien che è in te, suona quel fottuto citofono e annunciati come farebbe un illustre attore di Hollywood, ovvero presentati con la stessa naturalezza di Sir William:
- âBuongiornoâ
- âBuongiorno, Mr. Postman, dica pure⦠cosa ha fatto per tutto questo tempo?â
- âSparare a una stronza e scrivere un libro, ecco quello che ho fatto!â.
